La storia del Cagliari
Tutta la cronistoria rossoblù, partita per partita
1929/30
Campionato Prima Divisione Nazionale
Con il riordino, relativo alla precedente stagione, dei Campionati Nazionali di calcio italiani, dove si istituiva per la prima volta al massimo livello (la Serie A) la novità del girone unico, che è rimasta fino ai giorni nostri con l’eccezione del campionato post seconda guerra mondiale 1945-46, e con la creazione della Serie B, anch’essa a girone unico che ebbe proprio in questa stagione calcistica la sua prima edizione, anche i Campionati Nazionali di terzo livello, ancora una volta nominati “Campionato di Prima Divisione”, ebbero una struttura decisamente più omogenea.

Non cambiava, rispetto alla precedente edizione, l’organizzazione, che era distinta e separata in due parti, una per il Nord e Centro Italia e una per il Sud. Però i formati dei vari gironi del campionato erano tutti uguali. Infatti si passava dalla caotica organizzazione della precedente edizione (due gironi da 14 squadre e uno da quindici per il Nord, due gironi da 12 squadre e due da 8 per il Sud) ad una Prima Divisione formata, finalmente, come detto, da gironi tutti uguali. Per la precisione, poiché c’è stata una riduzione delle società iscritte, che passò da 74 a 60, si potè realizzare quattro gironi da 15 squadre ciascuno con calendario uguale per tutti i gironi. Il numero dispari di squadre per girone comportava un campionato da 30 giornate ma con una squadra per giornata che aveva un turno di riposo a girone, quindi 28 gare per ogni società che riposava due volte nell’arco del torneo, a rotazione, una volta nel girone di andata e una volta in quello di ritorno. Le vincitrici di ciascun girone venivano ammesse al Campionato di Serie B della successiva stagione, da cui scendevano di categoria le ultime quattro classificate. Le ultime due di ogni girone retrocedevano in Seconda Divisione ma all’atto pratico non ci fu alcuna retrocessione in quanto alcune società si ritirarono a campionato in corso di svolgimento, altre si sciolsero, altre ancora si fusero la stagione successiva. Oltre al diritto di disputare il Campionato di Serie B della stagione dopo, le vincitrici dei quattro gironi si affrontavano a fine campionato per ottenere lo scudetto di Prima Divisione.

Data la diffusione del calcio a quei tempi, delle 60 squadre iscritte, quelle meridionali erano in netta minoranza dal punto di vista numerico e questo, se non altro, consentì la creazione di un girone apposito che consentiva, tra le altre cose, una riduzione di spese di trasferta. Girone al quale furono aggiunte, per completarlo, due squadre dell’Italia centrale, le umbre Foligno e Ternana. I criteri per la formazione dei gironi furono geografici anche se ci fu qualche incongruenza. Per mantenere il formato previsto si dovettero separare le quattro formazioni piemontesi (Acqui, Valenzana, Asti e Derthona) in due gironi differenti, così come le due rappresentanti delle Marche (Anconitana e Macerata). Acqui, Astigiana e Valenzana furono inserite nel girone delle società liguri e toscane (il girone A), il Derthona nel girone delle lombarde (il girone B). Il terzo girone (il girone C) del Nord e Centro Italia comprendeva formazioni dell’Emilia Romagna e del Nordest della Penisola, cioè Veneto e Friuli Venezia Giulia ma anche l’Istria, territorio italiano fino alla fine sella Seconda Guerra Mondiale. Per motivi di comodità nelle trasferte, furono invertite il Piacenza (formazione emiliana inserita nel girone lombardo) e la Clarense (formazione lombarda inserita nel girone delle emiliane). Delle due marchigiane l’Anconitana nel girone C, il Macerata nel girone meridionale. Novità dell’ultimora fu la rinuncia della piemontese Valenzana a gironi già composti che comportò ripescaggio della lombarda Pro Lissone. Si preferì, ovviamente, la semplice sostituzione delle due squadre senza badare ai criteri geografici e la Pro Lissone fu inserita con piemontesi, liguri e toscane anziché con le altre lombarde.

Terminata questa lunga divagazione possiamo parlare del campionato che più ci interessa da vicino, cioè quello relativo al girone meridionale, il Girone D. Oltre alle Marche, rappresentate, come già detto, dal Macerata, e alle già citate altre due squadre del centro Italia, cioè le umbre Foligno e Ternana, c’erano formazioni di Abruzzo (Virtus Lanciano), Campania (Nocerina, Salernitana, Stabia e Vomero di Napoli), Puglia (Foggia, Taranto e Acquavivese) e Sicilia (Messina, Palermo e Tommaso Gargallo di Siracusa). Oltre, naturalmente, al Cagliari a rappresentare la Sardegna.

Considerato che a livelli maggiori c’erano solo le pugliesi Bari e Lecce (in Serie B) e la campana Napoli (in Serie A) si può ben dire che in questo campionato era rappresentato il meglio del calcio dell’Italia meridionale dell’epoca, tant’è vero che negli anni a venire il Cagliari si misurerà con alcune di queste formazioni anche ai massimi livelli. Parliamo di Foggia, Messina, Palermo e Salernitana ma anche della Ternana mentre nel futuro ci saranno campionati condivisi in Serie B con Nocerina, Taranto e Virtus Lanciano.

Il torneo fu avvincente e vide la netta affermazione della favorita della vigilia, il Palermo, che condusse in testa il campionato per 28 delle trenta giornate prendendo la cima della graduatoria vincendo alla quarta giornata l’incontro di cartello, cioè il derby in casa della capolista a punteggio pieno Messina, per non abbandonarlo più fino alla fine di un campionato che lo vedrà vincere ben 20 delle 28 partite.

Parlando della stagione del Cagliari, possiamo dire che il comportamento dei rossoblù è stato ottimo. Alle redini della società non c’è più il rinunciatario Carlo Costa Marras, a cui succede Enzo Comi. Riguardo il discorso agonistico possiamo raccontare di una partenza incerta con un continuo crescendo che ha portato i rossoblù addirittura ad accarezzare sogni di gloria culminati con un secondo posto ad appena due punti dalla vetta alla ventunesima giornata. E’ mancata la continuità di rendimento nel momento cruciale del campionato a cui si deve aggiungere la doppia sconfitta negli scontri diretti col Foggia, che fu l’unica a vincere a Cagliari. Tra le soddisfazioni stagionali l’avere battuto il Palermo e l’avere conquistato il primato come migliore difesa interna, appena sei reti subite in 14 gare in casa.

Alla fine la classifica parlerà di un quinto posto che in realtà è un secondo posto (occupato da tre formazioni, cioè Messina, Nocerina e Foggia) mancato per un solo punticino che non sarebbe comunque valso la promozione ma che avrebbe magari premiato il rendimento dei rossoblù in maniera più giusta. Tra i primati stagionali, annotiamo che, pur essendoci ben quattro formazioni mai vittoriose in trasferta, nessuna squadra è riuscita a mantenere imbattuto il proprio terreno di gioco e il fatto che l’Acquavivese è stata sconfitta in tutte le gare esterne.

Il migliore attacco, sia in senso assoluto che per le gare interne, è stato quello del Taranto. Con il Palermo furono promosse in B Lucchese, Derthona e Udinese e fu proprio quest’ultima che si aggiudicò lo scudetto di Prima Divisione nel mini torneo disputato a fine stagione, con gara finale giocata a Roma il 13 luglio 1930 e vinta con il punteggio di 3-1 a danno del Palermo.