La storia del Cagliari
Tutta la cronistoria rossoblù, partita per partita
1945/46
Campionato Prima Divisione Regionale Sardegna
La stagione 1945/46 è la prima in tempo di pace, essendo terminata la Seconda Guerra Mondiale nell’agosto del 1945 con lo sgancio della terrificante bomba atomica da parte degli statunitensi in Giappone.

Si inizia a ricostruire una Cagliari ridotta in macerie e, come al solito, il calcio dà il suo contributo in quanto ad aggregazione sociale. Il Cagliari e tutte le squadre sarde sono confinate ancora ai campionati regionali, che hanno due divisioni. Di attraversare il mare per fare un campionato Nazionale, è una cosa impensabile in quel periodo, date le grandi problematiche sia legate alla limitatezza delle disponibilità finanziarie, sia per quanto riguarda la difficoltà negli spostamenti, ulteriormente amplificate dalla presenza del mare, e la Sardegna calcistica rimarrà isolata anche questa stagione dal resto del calcio Nazionale.

Il Cagliari, pertanto,è iscritto al massimo torneo regionale, la Prima Divisione, che è a girone unico e che comprende squadre provenienti un po’ da tutta l’isola. Le compagini del capoluogo sono tre, perché ci sono anche l’Aquila Cagliari e il Sardegna, società nata dalle ceneri dello scioglimento della San Giorgio. Il numero di squadre che prenderanno effettivamente parte al campionato è inferiore a quelle inizialmente iscritte, perché ci sono delle rinunce alla vigilia, a calendari già compilati. Ne viene fuori, così, un campionato un po’ anomalo nella sua struttura, con un numero dispari di partecipanti (tredici), e un numero variabile di partite da disputare e di squadre a riposare per ogni turno di campionato. Le giornate sono trentadue e in ognuna di queste c’è ogni volta un numero diverso di gare da giocare e di squadre a riposare che varia da un minimo di quattro partite con ben cinque squadre a riposare, ad un massimo di sei gare con una squadra a riposo. Ad aggiungere complicazioni, svariate gare non disputate per il mancato arrivo delle squadre ospiti o degli arbitri, perché allora erano complicati anche gli spostamenti all’interno della stessa Sardegna, che poi venivano, a seconda dei casi, recuperate o date perse alle squadre che non si presentavano. Ma anche un certo numero di partite annullate per problemi di tesseramento dei vari calciatori con conseguente vittoria per 2 a 0 assegnata dalla Giustizia Sportiva. Oppure reclami vari con gare da ripetere e sospensioni/rinvii per il maltempo.

Ad ogni buon conto il campionato, che prevede ventiquattro partite e otto turni di riposo per ogni squadra e che inizia a fine novembre e termina la prima domenica d’estate, è combattuto ed avvincente e ha un buon seguito di pubblico. E soprattutto, aldilà di un discorso strettamente sportivo, vede il pallone rotolare dopo la pausa della guerra.

Venendo, invece, ad affrontarlo, il discorso sportivo, il torneo è stato stradominato in lungo e largo dal Cagliari che vince ventidue partite su ventiquattro con un pareggio ed una sconfitta, maturata sul campo della Torres. L’unico pareggio del Cagliari, ottenuto alla decima giornata, è il primo punto perso in campionato e matura sul campo dell’Ozieri, dove non ha vinto nessuna squadra.

I rossoblù cagliaritani vinceranno tutte le dodici gare interne lasciando come primati positivi solamente quello relativo alle migliori difesa casalinghe, che saranno quelle dell’Ozieri e della Torres, appena sette le reti subite.

A classificarsi al secondo posto sarà il Sardegna, con ben undici punti di distacco, che supera nel finale la Torres, che si dovrà accontentare del terzo posto. Arborea, Aquila Cagliari e Macomer saranno le tre squadre senza successi in trasferta. Il bomber del Cagliari sarà Pisano, capocannoniere del campionato con ventotto reti.