La storia del Cagliari
Tutta la cronistoria rossoblù, partita per partita
1969/70
Campionato Serie A
La stagione 1969/70 è quella del cinquantenario della fondazione del sodalizio rossoblù. E viene festeggiata con il massimo che ci si poteva aspettare, la realizzazione del sogno dei sogni. La vincita dello scudetto, a concretizzare una costante crescita dei risultati sportivi e dopo appena sei anni dall’esordio in Serie A.

Per questa stagione il Cagliari è certamente e obbligatoriamente destinato, secondo quelle che sono le previsioni della vigilia, a recitare un ruolo di prim’ordine nel campionato, visto che è reduce dal secondo posto della stagione precedente. Insomma, è vicecampione d’Italia in carica. Ma probabilmente nessuno osa immaginare che, per davvero, lo scudetto possa approdare in Sardegna. Sarebbe la prima volta che scende a sud della capitale, dunque una svolta epocale nella storia del calcio italiano.

Invece la cosa succede e spezza l’eterna egemonia delle città di Torino e Milano, con qualche sporadica eccezione tipo il Genoa e la Pro Vercelli degli albori o il Bologna. All’atto pratico la squadra cagliaritana conseguirà questo storico successo con grande maturità e disinvoltura. Conscia dei propri mezzi e consapevole di essere la più forte, tant’è vero che si ha la sensazione che lo scudetto sia arrivato con un anno di ritardo. Che se i rossoblù avessero preso coscienza del loro valore nella stagione precedente, il tricolore sarebbe arrivato un anno prima. Insomma, esaminando la stagione, una volta conclusa, si può ben dire che il successo del Cagliari, più che prevedibile, fosse scontato.

Cominciamo con l’analizzare la nascita della squadra che si laureerà Campione D’Italia. Si parte, di base, da una squadra fortissima, costruita e rinforzata pazientemente di anno in anno, e si riesce, anche per questa stagione a migliorarla ulteriormente, rendendola pressoché imbattibile. Il primo nome da citare è quello del tecnico, il confermato Manlio Scopigno, soprannominato “il filosofo”, l’uomo giusto al posto giusto. Nei movimenti di mercato, come spesso accaduto, si attua la politica degli scambi. Dove viene fuori la consueta genialità di Arrica. I pezzi forti da mettere eventualmente sul mercato per costruire la nuova rosa sono gli attaccanti Riva e Boninsegna. Il primo, come al solito, non ne vuole sapere di abbandonare la Sardegna. Boninsegna considera splendidi i suoi tre anni trascorsi al Cagliari e resterebbe volentieri a meno che non si faccia avanti l’Inter, la squadra nella quale era cresciuto calcisticamente. E così vanno le cose. E per avere Boninsegna, uno dei più forti attaccanti in circolazione, il Cagliari riesce ad avere i pezzi che mancavano per ottenere la perfezione. Come attaccante arriva Gori che, a differenza del fortissimo Boninsegna, è più compatibile con quello che sarà il suo compagno di reparto (Riva). Infatti la coppia di attaccanti Riva-Boninsegna è costituita da due prime punte, mentre con Gori si guadagna in imprevedibilità e fantasia. Gioca per il compagno più del suo predecessore. Oltre Gori arriva dall’Inter Domenghini, un’infaticabile ala destra che sarà grandissimo protagonista, anche in zona gol. E per concludere il difensore Cesare Poli, un’ottima riserva. All’Inter va anche un conguaglio in denaro. Tra le cessioni segnaliamo anche quella di Hitchens e Ferrero e altri due scambi. Con la Fiorentina Longoni per Mancin e con l’Atalanta Longo per Nastasio.

Dopo il debutto in Coppa Italia con il passaggio del turno, il campionato parte domenica 14 settembre 1969, si comincia sul terreno della Sampdoria e c’è una possibile appendice di mercato. Infatti Greatti è sul punto di essere ceduto al Napoli e non viene schierato in campo, (se avesse giocato non sarebbe più stato possibile cederlo). In settimana non se ne fa niente ed è certamente una fortuna per il Cagliari perché il centrocampista friulano sarà, come sempre, un grande protagonista della esaltante stagione rossoblù. La sua assenza dal rettangolo di gioco ha comunque un interessante rilievo statistico. Infatti è la prima volta dopo 145 consecutive presenze che Greatti non scende in campo. L’ultima sua assenza è relativa a domenica 17 gennaio 1965, era la sua prima stagione in rossoblù, la prima del Cagliari in Serie A. Dato che testimonia la sua straordinaria affidabilità e il suo attaccamento ai colori.

L’esordio in campionato, che ha la novità regolamentare del numero di sostituzioni consentite a squadra per partita, che passano a due, termina sul nulla di fatto e precede tre successi consecutivi che, però, non valgono ai rossoblù il primo posto perché la Fiorentina campione in carica fa il pieno proprio alla vigilia dello scontro diretto previsto a Firenze. E sono i rossoblù, in una gara combattuta e agonisticamente molto accesa, a vincere e portarsi in testa alla classifica grazie ad una rete di Riva su calcio di rigore. E’ domenica 12 ottobre 1969 e da questo momento nessuno riuscirà più a scalzare i rossoblù dalla vetta. La vittoria sulla Roma del 9 di novembre porta il Cagliari a +4 dalle più immediate inseguitrici (ancora la Fiorentina e l’Inter), alla vigilia della gara interna contro una Juventus in crisi, che ha appena cambiato l’allenatore, con la squadra clamorosamente terzultima. All’Amsicora, con i cagliaritani che hanno più del doppio di punti degli avversari (14 contro 6) finisce in parità e da questo momento i bianconeri inizieranno una clamorosa rimonta sui rossoblù riducendo il distacco fino ad un solo punto. Evento favorito dal fatto che a fine 1969 il Cagliari ha una flessione, con le sei partite successive alla gara vincente contro la Roma che vedranno i rossoblù vincere una sola volta.

In questo intervallo di campionato c’è da rilevare la clamorosa sconfitta sul campo del Palermo ultimo in classifica, durante la quale l’allenatore Scopigno viene espulso per avere insultato un guardalinee. Al tecnico cagliaritano, recidivo, viene rifilata una squalifica da primato costringendolo a disertare la panchina fino al successivo 12 aprile (memorizziamo questa data). Sarà sostituito in panchina dall’allenatore in seconda Conti. In ogni caso anche in questa stagione rossoblù primi al termine del girone di andata con un vantaggio di tre punti su un terzetto composto dai campioni in carica della Fiorentina, dall’Inter e dalla Juventus.

La stessa Juventus, dal canto suo, inanella, in 12 partite, 23 punti su 24. 8 vittorie consecutive e, dopo il pareggio di Bologna, altri tre successi di fila, l’ultimo dei quali, concomitante con quella che sarà la seconda e ultima sconfitta del Cagliari, un 1-0 maturato negli ultimi minuti di gioco sul campo dell’Inter grazie ad una rete dell’ex Boninsegna, porta i bianconeri al minimo scarto dalla vetta, un punto, come detto. E’ il 15 di febbraio e lo scontro diretto è previsto un mese dopo a Torino. A questo appuntamento il Cagliari si presenta con un altro punticino di vantaggio perché, nel frattempo, la Juventus ha smesso di vincere conseguendo due pari di fila. Un successo dei bianconeri rimetterebbe in discussione lo scudetto con i piemontesi in vetta a pari punti con il Cagliari, che, viceversa, può giocare per due risultati su tre. Come sono andate le cose è stampato a fuoco nel cervello di chi tifa Cagliari. L’incontro termina sul punteggio di 2-2 con marcature aperte da un’incredibile autorete di Niccolai, una di quelle che lo resero famoso, con stacco imperioso di testa ad anticipare Albertosi e pallone nel sette, a cui replica Riva che riesce, in un’area intasata da difensori, a portare sulla testa un pallone che sembrava perduto e mettere così nel sacco per l’1-1 con il quale termina la prima frazione di gioco. Nel secondo tempo sale in cattedra Lo Bello, l’arbitro dell’incontro, il migliore dell’epoca anche se non di rado malato di protagonismo. Assegna due calci di rigore, uno per parte. Sul primo Albertosi para il tiro ad Haller ma l’arbitro ordina la ripetizione che Anastasi, dopo che Albertosi si è ripreso da una crisi di disperazione, non sbaglia. Poi il calcio di rigore a favore del Cagliari messo in rete da Riva con brivido. Infatti il portiere bianconero intercetta il pallone senza riuscire ad evitare che, lemme lemme, termini in rete.

Il pareggio è uno spartiacque nella lotta per lo scudetto per le due contendenti. Al Cagliari mette le ali ai piedi mentre la Juventus, oramai, non riesce più a tenere il passo. Il giorno dei giorni porta proprio la data del 12 aprile 1970, ultimo giorno di squalifica per mister Scopigno: la sconfitta della Juventus sul campo della Lazio combinato col risultato del Cagliari pone fine alla lotta. E’ il risultato del Cagliari non poteva che essere una vittoria in un Amsicora ribollente di entusiasmo a spese di un Bari che viene così matematicamente condannato alla retrocessione. Mancano due giornate al termine del campionato, entrambe in trasferta e nell’ultima c’è spazio per un trionfale successo 4-0 sul campo del Torino in uno stadio con tantissimi spettatori emigrati sardi che vivono nel norditalia, così come accaduto in tutte le trasferte che offrivano ai tifosi occasione di essere orgogliosi come non mai della loro appartenenza.

Quella contro il Bari è anche la gara di commiato tra lo stadio Amsicora e il Cagliari, un binomio vincente e di successo cominciato in Serie C nella stagione 1951/52 con una immediata promozione e concluso con l’apoteosi dello scudetto, con in mezzo la scalata ai vertici nazionali dei rossoblù e l’acquisizione di una dimensione internazionale, con le partecipazioni ai vari tornei continentali. Lo stadio dei sogni, il Sant'Elia, nuovo fiammante, quello destinato ad accogliere il Cagliari nel torneo europeo più prestigioso, la Coppa Campioni, è pronto al debutto.

La coda della classifica registra fin dalle prime battute la sofferenza di Brescia e Palermo oltre che, come più volte accaduto nelle ultime annate, della Sampdoria, terzultima al termine del girone di andata. Ma, come di consueto, la formazione genovese sarà protagonista della immancabile rimonta nel girone di ritorno che porterà la certezza matematica della salvezza addirittura con 180 minuti di anticipo sul finale del campionato. E così a cadere sarà il Palermo insieme a due delle tre neopromosse, cioè il Brescia e, a sorpresa per quanto registrato nel girone di andata, il Bari, come già accennato. Infatti, la formazione pugliese, in piena media salvezza nel girone di andata, si renderà protagonista, in contrapposizione alla Sampdoria, di un pessimo girone di ritorno che, con i soli sei punti conquistati, lo condannerà addirittura all’ultimo posto.

In questo campionato il Cagliari ha ottenuto due primati assoluti per i campionati a 16 squadre, entrambi relativi alle reti subite: appena undici in tutto il campionato, appena sette in trasferta. Le sole undici reti subite rimangono un primato tuttora in possesso dei rossoblù. Cagliari che, è rimasto, insieme all’Inter, senza sconfitte in casa, mentre il Palermo è stata l’unica squadra senza successi in trasferta.

I calciatori scesi in campo per il Cagliari saranno sedici. Albertosi, Domenghini e Gori saranno i più presenti, giocando tutte trenta le partite. Il massimo realizzatore sarà Riva che diventerà anche capocannoniere del campionato con ventuno reti. La stagione agonistica finisce ma non per tutto il Cagliari. Infatti Albertosi, Cera, Domenghini, Gori, Niccolai e Riva saranno tra i 22 a rappresentare la Nazionale Italiana ai Campionati del Mondo per Nazioni da disputarsi in Messico. La squadra rossoblù è, con i suoi sei elementi, la compagine più rappresentata tra gli azzurri, protagonisti di un grande Mondiale che li porterà al secondo posto, sconfitti dal Brasile e dopo una memorabile vittoria in semifinale contro la Germania Ovest, sconfitta 4-3 dopo i tempi supplementari.