La storia del Cagliari
Tutta la cronistoria rossoblù, partita per partita
1973/74
Campionato Serie A
Questa stagione 1973-74 conferma la fase calante del Cagliari in questo suo periodo storico e ricalca un po’ nel suo esito l’annata precedente. Non ci sono le risorse economiche dei tempi migliori e l’anagrafe è impietosa nei confronti dei calciatori protagonisti dei bei tempi. Succede quindi che prosegue, intelligentemente, il ringiovanimento della rosa e la sostituzione graduale dei migliori elementi dei quali, per un motivo o per un altro, ci si deve privare. Il prezzo da pagare consiste nel fatto che non è facile sostituire dei campioni quali sono stati i rossoblù degli anni d’oro con elementi di altrettanta bravura e i giovani, inevitabilmente, devono un minimo pagare dazio all’inesperienza.

Rispetto alla stagione precedente i cambiamenti sono tanti. Anzitutto vanno via ben tre campioni d’Italia, certamente difficili da rimpiazzare. Trattasi dei trentaduenni Cera e Domenghini con quest’ultimo che va alla Roma e comunque è nella fase calante della sua carriera. Non così Cera, che passa al neopromosso Cesena, esordiente in A, e continuerà ad esprimersi ad ottimi livelli, tant’è vero che di lì a qualche anno riuscirà a contribuire ad una storica e clamorosa qualificazione alla Coppa UEFA dei romagnoli, ritirandosi dall’attività agonistica a 37 anni. Il terzo è Mario Martiradonna, che di anni ne ha 35 e che chiude la sua bellissima carriera in rossoblù che lo ha visto protagonista e sempre in crescendo, partendo da una squadra neopromossa in Serie B fino ad arrivare allo scudetto.

In attacco si avrà l’avvicendamento tra Maraschi, che non lascia rimpianti e Marchesi, proveniente dall’Avellino con il quale ha contribuito alla conquista della prima storica promozione in B e che, anch’egli, come Maraschi, non verrà ricordato ai posteri per la sua prolificità. Sempre dall’Avellino arriva, insieme a Marchesi, il centrocampista Nobili. Un altro nuovo elemento, sempre a centrocampo, è Butti, proveniente dal Bari e che si rivelerà un buon acquisto, quindi il graditissimo ritorno, dopo due stagioni al Lane Rossi Vicenza, di Cesare Poli e l’arrivo dalla Torres di Valeri, difensore sardo. Si affacceranno nel corso della stagione i giovani del vivaio Quagliozzi e Piras, che diventeranno due bandiere, mentre un altro giovane, il difensore Lamagni, viene mandato a fare esperienza in prestito all’Empoli in Serie C.

Non sono solo tra i calciatori le novità visto che nuovo è anche il tecnico, con Chiappella al posto del deludente Fabbri e nuovo è anche il presidente, dato che, dopo la breve parentesi Marras, stavolta è direttamente Andrea Arrica in persona il numero uno della dirigenza.

Il campionato inizia decisamente in ritardo con i tempi, rispetto al solito, la prima giornata si gioca il 5 di ottobre, dopo il termine della fase a gironi della Coppa Italia e ha una novità regolamentare, cioè la possibilità di portare in panchina, oltre ad un secondo portiere, anche un calciatore in più rispetto all’anno prima per un totale di tre uomini a disposizione dell’allenatore con, però, numero di sostituzioni consentite pari, sempre, ad una che possono diventare due solo se a subentrare è il secondo portiere.

A sottolineare il fatto che non sono tempi buoni per il Cagliari, dal punto di vista dei risultati, c’è da rimarcare la continuità, in negativo, con il finale della stagione precedente. La quale, dal punto di vista agonistico, è terminata con la fase finale della Coppa Italia, con i rossoblù sconfitti nelle ultime quattro partite. Si arriva, dunque alla Coppa Italia 1973-74 dalla quale il Cagliari esce di malo modo con l’ultimo posto del girone, dopo un pari e tre sconfitte nelle quattro partite disputate. Per arrivare al campionato che stiamo raccontando dove si arriva alla nona giornata con ancora lo zero nella classifica relativamente alle partite vinte. Insomma, una serie nera di ben diciassette (anche il numero, per uno scherzo del destino, non è, evidentemente, casuale) partite ufficiali consecutive senza vittorie, che costituisce, al momento, un primato negativo nella storia del Cagliari.

Il primo successo, però, è di quelli con il botto visto che a cadere al Sant’Elia è nientemeno che la Juventus Campione d’Italia in carica e che arriva in Sardegna, per giunta, con in dote il primo posto in classifica.

I cagliaritani chiudono la prima metà del campionato con la media di un punto a partita, dopo un girone di andata fatto di molti pareggi (nove) e dopo avere ottenuto un’altra vittoria di prestigio, 1-0 sul campo dell’Inter e trascinano il loro campionato verso una salvezza abbastanza tranquilla, obiettivo in sintonia con quelle che sono le potenzialità della squadra, chiudendo a quota ventotto.

Per quanto riguarda il resto del campionato, la prima squadra ad impadronirsi da sola della vetta della classifica è il Napoli, con la Juventus, la migliore nel girone di ritorno nonchè protagonista fino alla fine della lotta per lo scudetto, a raggiungerla in cima alla graduatoria alla nona giornata, che vede tre squadre a pari merito al primo posto. Poi la già citata sconfitta dei bianconeri a Cagliari, concomitante con quella del Napoli, sul cui campo vince il Milan, che proietta al primo posto fino alla fine l’altra squadra in testa alla nona giornata di cui appena accennato. Cioè la Lazio, solo due anni prima in Serie B, che dà continuità allo splendido campionato precedente, condotto in lotta per il tricolore fino all’ultima giornata, aggiudicandosi il suo primo titolo e riportando lo scudetto nella capitale dopo oltre trent’anni. La squadra romana, prima al termine del girone di andata, ottiene la matematica certezza del successo nell’ultimo impegno casalingo, quello vittorioso sul Foggia, chiudendo con due punti di vantaggio sulla seconda, la Juventus.

Riguardo la lotta per non retrocedere, questa vedeva coinvolta, come di consueto, la Sampdoria che aveva, perlopiù, una penalizzazione in partenza di tre punti che è stata comunque ininfluente perché il piazzamento finale, il penultimo posto con conseguente retrocessione, sarebbe stato tale anche con i tre punti in più. Insieme a quella della Sampdoria, il campo ha decretato la retrocessione dei loro concittadini, il neopromosso Genoa, e del Foggia, anch’esso in B la stagione precedente, che cade nella giornata finale, allorquando, in lizza con il Verona per l’ultimo posto disponibile per la A e con un punto di distacco dai veneti, pur impegnato in casa contro un demotivato Milan, non riesce a ottenere quel successo che gli avrebbe consentito, quantomeno, la disputa di uno spareggio contro lo stesso Verona, che, a sua volta, pareggia anch’esso l’ultimo impegno di campionato.

Immediatamente concluso il torneo, tuttavia, un’inchiesta vedeva coinvolte in un tentativo di illecito proprio le due ultime contendenti col risultato che il Foggia viene penalizzato e il Verona declassato all’ultimo posto, sancendo l’immancabile, clamorosa e, stavolta, insperata salvezza per la Sampdoria. Come a dire che tra i due litiganti il terzo gode. Foggia e Verona entrambe retrocesse e Sampdoria confermata nella categoria.

Questo campionato ha visto la massima parte dei primati positivi appannaggio delle due prime in classifica e di quelli negativi per il Genoa, ultimo classificato senza la Giustizia Sportiva. In trasferta il migliore attacco esterno è stato quello dell’Inter, la migliore difesa quella del Torino. La Juventus è stata l’unica imbattuta in casa, il Bologna l’unica senza successi esterni.

Per il Cagliari, che ha chiuso con il peggiore attacco interno, appena dodici reti realizzate, sono scesi in campo un complessivo di venti calciatori con due di questi, Poli e Albertosi, anche quest’ultimo al passo d’addio in rossoblù, a giocare tutte trenta le partite. Riguardo le realizzazioni, buono, come di consueto, l’apporto di Riva che, con le sue quindici reti in venticinque gare disputate, è stato il più prolifico del Cagliari e comunque l’unica garanzia in avanti visto che ha realizzato il 60% esatto delle marcature dell’anemico attacco rossoblù di questa stagione. Praticamente, in media, ogni cinque reti realizzate dal Cagliari, tre portavano la sua firma. Un dato che sarebbe anche potuto essere maggiore se non avesse sbagliato due calci di rigore. In questo campionato, che non ha visto nessun rossoblù realizzare autoreti né subire espulsioni, si è registrata la prima sostituzione del cannoniere, uscito per infortunio nell’incontro interno contro la Roma.

Un Riva che si rivelerà trascinatore, come di consueto, anche in Nazionale contribuendo alla qualificazione per i mondiali tedeschi e portandosi in vetta alla classifica dei cannonieri di tutti i tempi nella Nazionale italiana, lasciandosi alle spalle per sempre due mostri sacri della storia del pallone in Italia come Piola e Meazza.