La storia del Cagliari
Tutta la cronistoria rossoblù, partita per partita
1976/77
Campionato Serie B
Dopo dodici fantastici, indimenticabili anni in Serie A, culminati con la vittoria di uno scudetto, presenze nelle competizioni internazionali, la salita, insomma, alla ribalta nazionale e il portare alla ribalta campioni come Riva, per il Cagliari è il momento di ritornare ad una realtà alla quale era disabituato, una Serie B da cui mancava dalla stagione 1963-64.

Come allora il formato del campionato, per il quale, chiaramente, il Cagliari è una delle squadre favorite, è di venti squadre con promozione per le prime tre classificate e retrocessione per le ultime tre. E come allora nella rosa dei rossoblù c’è Riva, allora diciannovenne, adesso trentunenne. Il bomber rossoblù manca dall’attività agonistica dal febbraio 1976, dopo l’ennesimo infortunio e, pur essendo già nei quadri dirigenziali della società, si sente ancora un calciatore e ha ancora voglia di dare sul campo il proprio contributo alla causa. Partecipa al ritiro precampionato e cerca il recupero a tutti i costi, all’inizio si parla addirittura di sua disponibilità già dall’avvio della stagione. Ma il recupero è più lento del previsto, e la stagione scivola via fino a quando, nell’aprile del 1977, Riva annuncia in conferenza stampa di porre fine alla sua straordinaria carriera agonistica. Riva vuole, giustamente, essere al 100% per scendere in campo e si rende conto che questo non può avvenire. E, per giunta, pare non abbia particolare feeling con il nuovo tecnico, che lo considera uno qualsiasi, una cosa inammissibile.

Nuovo tecnico per la risalita immediata in A che è stato designato già sul finire della stagione precedente, si tratta di Toneatto. Al vertice della società, dopo le dimissioni di Arrica nel corso della precedente annata, viene designato presidente Delogu, dirigente che aveva fatto le veci di Arrica in attesa dell’ufficializzazione dell’elezione.

La rosa rossoblù viene allestita nell’ottica dell’ingaggio di calciatori di categoria. La cessione più importante è quella del pezzo pregiato Butti che resta in A andando addirittura al Torino di Radice, fresco campione d’Italia, che lo aveva conosciuto proprio allenando il Cagliari. Come contropartita tecnica arriva il giovane Roccotelli. Non ci sono più Gregori, Mantovani e Marchesi e non ci sono più altri due reduci dello scudetto. Niccolai va a chiudere la sua carriera in A con la maglia del Perugia. Nenè, invece, si ritira dal calcio giocato con il primato, al momento, di presenze in A in maglia rossoblù. Questa stagione sarà l’ultima anche per Tomasini.

Gli arrivi sono quelli del portiere Corti, che proviene dal Sorrento in C e che non ha esperienza in categorie superiori, destinato, almeno inizialmente, a rivestire il ruolo di secondo a Copparoni con gli altri due portieri della stagione precedente, Buso e Vecchi, che saranno avversari in questo campionato, poiché vanno in B anch’essi, rispettivamente al Novara e al Como. Con la Lazio si ha lo scambio tra Viola e l’attaccante Ferrari e due importantissimi rinforzi saranno quelli in difesa con Ciampoli, proveniente dal Genoa e soprattutto l’emergente mediano Casagrande, reduce dalla promozione dalla C con il Monza. Sia il Monza che Casagrande saranno grandi protagonisti in questa stagione che vede l’esordio in prima squadra, tra i rossoblù, di Bellini che darà l’avvio ad una lunga carriera con questa maglia.

Cronologicamente parlando, per descrivere l’andamento di questo campionato per i rossoblù, si può dividere la stagione in tre tronconi quasi uguali. Una prima fase di tredici giornate, una seconda ancora di tredici e le ultime dodici partite. I primi tredici turni, praticamente quelli dell’anno solare 1976, vedono i rossoblù come unica squadra imbattuta del campionato anche se qualche pareggio di troppo impedisce loro di essere in testa alla classifica, dove c’è il Lane Rossi Vicenza dell’emergente bomber Paolo Rossi, che si laureerà capocannoniere con la ragguardevole cifra di 24 reti. I veneti chiudono l’anno 1976 primeggiando a quota venti, due punti più del Cagliari.

Nelle successive tredici gare, in cui i rossoblù totalizzano appena dieci punti, facendo meglio solo del Novara, che finirà ultimo in classifica, il Cagliari ha un drastico crollo che lo porta, alla ventiseiesima, il 27 marzo, al settimo posto in classifica. Proprio marzo sarà un mese decisivo con tre sconfitte consecutive. A metà esatta del campionato a dominare è un quartetto composto da due squadre favorite alla vigilia, come il Lane Rossi Vicenza e il neoretrocesso Como, che crollerà nel girone di ritorno, nonché dal Pescara e dal Monza con questi ultimi, neopromossi, sorpresa del campionato. E perfino un’altra neopromossa, il Lecce, a precedere in classifica un Cagliari a pari merito con l’Atalanta . Proprio la formazione pugliese rivestirà un ruolo chiave nel decisivo mese di marzo dei rossoblù. Le due squadre si affrontano al Sant’Elia il 20 e il Cagliari riesce a tre minuti dall’epilogo a segnare la rete dell’1-0 finale. Ma la gara è falsata perché, nell’ingresso agli spogliatoi per l’intervallo, un’arancia lanciata dagli spalti colpisce al volto il difensore Cannito che, sanguinante, non prende parte al secondo tempo. Il regolamento parla chiaro: la responsabilità oggettiva del Cagliari significa partita persa 2-0 a tavolino e sarà proprio questa l’unica sconfitta casalinga patita dai rossoblù.

I quali, tuttavia, non si arrendono e danno vita ad un rabbioso finale di campionato, rimanendo imbattuti nelle ultime dodici gare dove risulteranno i migliori con ventuno dei ventiquattro punti disponibili conquistati. In questo saranno trascinati dalle reti del giovane bomber Virdis, il migliore realizzatore stagionale del Cagliari, che esplode definitivamente terminando quella che sarà l’unica stagione in Serie B della sua carriera al secondo posto in classifica marcatori con diciotto reti. Suo compegno di reparto è Piras, e i due costituiscono un tandem d’attacco tutto sardo capace di ventotto realizzazioni in due. In porta si scopre il grande talento di Corti, subentrato a Copparoni a metà stagione e in mezzo annotiamo una grande stagione di Brugnera, talento intramontabile che in B fa la differenza.

Il finale di campionato vive di un equilibrio assoluto sia in testa che in coda, tant’è vero che a novanta minuti dal termine non è decisa nessuna promozione e nessuna retrocessione. Le ultime due partite al Sant’Elia (terzultima giornata e ultima giornata) saranno memorabili per le emozioni contro Varese e Ascoli, due squadre senza ambizioni di classifica, che danno parecchio filo da torcere ai rossoblù che in entrambi i casi vanno sul 2-0, subiscono la rimonta sul 2-2 e segnano nel finale le reti decisive per due successi identici nel punteggio di 3-2.

Dopo la vittoria sul Varese, due scontri promozione alla penultima giornata con il Cagliari di scena sul campo del Monza che è secondo con un punto di vantaggio e Pescara e Atalanta, che affiancano i rossoblù in classifica, ad affrontarsi in Abruzzo. Vengono fuori due prevedibili pareggi che rimandano i verdetti all’ultima giornata, con un calendario che sembra favorire Lane Rossi Vicenza, Atalanta e Cagliari, destinate ad affrontare tre squadre senza patemi di classifica con Pescara e Monza in trasferta contro due squadre impegnate nella lotta per non retrocedere.

Alla fine chi soccombe, clamorosamente, è il Monza, sconfitto sul campo di un Modena che acciuffa così la salvezza mentre il Pescara, che, all’opposto, vince sul campo della Spal condannandola ad un retrocessione che toccherà anche a Catania e Novara, scavalca la formazione lombarda in graduatoria. Le altre rispettano il pronostico e alla fine c’è festa solo per una squadra, il Lane Rossi Vicenza. Perché Atalanta, Pescara e Cagliari chiudono a pari punteggio, rendendo necessaria una coda di spareggi in campo neutro con tre squadre a contendersi due posti per la Serie A della stagione ventura.

Il minitorneo parte il sabato successivo il termine del campionato con Cagliari e Pescara che pareggiano senza reti a Terni e rossoblù che potrebbero porre una seria ipoteca sulla promozione in caso di parità anche nella gara successiva, che li vedrà opposti all’Atalanta a Genova il mercoledì successivo. Un incontro che significa promozione certa per chi vince e mancata promozione quasi certa per chi perde. E succede che a vincere sarà l’Atalanta tagliando virtualmente fuori dai giochi i rossoblù.

Questo perché nell’ultima gara, da disputare a Bologna tra Pescara e Atalanta, un pareggio promuoverebbe entrambe e, come da pronostico, sarà proprio un altro 0-0 a condannare il Cagliari alla Serie B anche per la stagione successiva. Per i rossoblù, naturalmente, è una delusione cocente, specialmente in virtù del fatto che, senza la famosa arancia, sarebbe arrivata la promozione senza bisogno degli spareggi.

E’ stato un campionato nettamente dominato dal fattore campo. Un esempio emblematico è il comportamento dell’Atalanta, la migliore nel ritorno insieme al Cagliari. I bergamaschi hanno costruito la loro promozione tra le mura amiche, dove hanno ottenuto cifre da primato, con diciassette delle diciannove partite disputate vinte, ed un pari e una sconfitta. Altre cifre a suffragare la forte caratteristica casalinga di questo campionato, il fatto che le vittorie esterne sono state appena trentotto in trecentottanta partite, mai così poche in precedenza in Serie B, nel formato a venti squadre, solo il 10%. Per giunta, due di queste vittorie, che sul campo erano state un pareggio ed un successo interno, sono state trasformate in vittorie esterne dal Giudice Sportivo. Infatti sono state ben quattro le squadre imbattute in casa (e senza il Giudice Sportivo sarebbero state cinque) e addirittura cinque quelle senza successi esterni con una sola squadra, il Lane Rossi Vicenza, capace di andare oltre la media di un punto a gara nelle partite fuori casa.

Per il Cagliari scenderanno in campo un complessivo di ventuno calciatori, i più presenti dei quali, saranno Brugnera, Quagliozzi e Valeri con trentasei partite ciascuno.