La storia del Cagliari
Tutta la cronistoria rossoblù, partita per partita
2011/12
Campionato Serie A
Questa stagione 2011-12 del Cagliari, l’ottava consecutiva nella massima categoria per i rossoblù, viene concepita in estate con la conferma del tecnico, Donadoni, che bene aveva fatto nel precedente campionato. Invece accade che in estate presidente e allenatore siano in disaccordo su come allestire la squadra e come accade in questi casi, specie se il presidente è Cellino, è l’allenatore a dovere cambiare aria. Al suo posto arriva Ficcadenti, appena reduce da una salvezza in A acquisita guidando il Cesena.

Per quanto riguarda i movimenti di mercato dei calciatori, rimangono in A Acquafresca e Lazzari che passano rispettivamente a Bologna e Fiorentina. In Serie B tutti gli altri partenti. Rientrano nelle società di provenienza Laner e Missiroli, rispettivamente all’Albinoleffe e alla Reggina, quindi Pelizzoli va al Padova e Ragatzu viene mandato a fare esperienza nel neopromosso Gubbio. Gli arrivi, se si eccettua il giovane difensore Gozzi, proveniente dalla Serie B, per l’esattezza dal Modena, saranno tutti stranieri. Un numero di stranieri che, fatti i conti a fine campionato, parlerà di undici dei venticinque calciatori scesi in campo per i rossoblù provenienti da oltrefrontiera, un primato per il Cagliari. Tra questi venticinque, da segnalare l’esordio del difensore Murru, proveniente dal settore giovanile. Tornando agli arrivi, Avramov, proveniente dalla Fiorentina, è il portiere che rimpiazza Pelizzoli. Quindi due centrocampisti svedesi, cioè Ekdal, di proprietà della Juventus, nella stagione precedente al Bologna e Eriksson, che invece giocava in patria prima di passare in rossoblù. Proviene anch’egli dal campionato svedese l’attaccante El Kabir, di nascita marocchina e di cittadinanza olandese. Così come Eriksson, provengono dai campionati della loro patria anche l’attaccante colombiano Ibarbo, il brasiliano Thiago Ribeiro, anch’egli attaccante, il centrocampista portoghese Rui Sampaio e Larrivey, al suo secondo ritorno in rossoblù dopo un’altra stagione in prestito.

Il campionato, dopo il convincente prologo in Coppa Italia, comincia con una settimana di imprevisto ritardo causato da uno sciopero dei calciatori che causa la mancata disputa di quella che in calendario era considerata la prima giornata. Lo stesso non viene modificato, e così si parte dalla seconda giornata con la prima che verrà recuperata in seguito. E l’avvio del campionato da parte dei rossoblù è convincente, con una vittoria sul campo della Roma che mancava dalla stagione 1967/68, praticamente tra le avversarie di questa Serie A era il successo esterno che mancava da più tempo. A questa vittoria segue il successo interno al Sant’Elia contro il Novara, che porta i rossoblù a punteggio pieno dopo due giornate di campionato, cosa che in Serie A non si verificava dalla stagione 1970/71. E la partenza del Cagliari è così convincente che per ben due volte, dopo la prima sconfitta stagionale, maturata sul campo del Palermo, i rossoblù hanno la storica possibilità di issarsi da soli in vetta alla classifica, ma gli avversari, cioè l’Udinese prima e il non trascendentale Siena poi, escono imbattuti dal Sant’Elia con il punteggio di 0-0, punteggio che il Cagliari più di tutte le altre squadre ha riportato nelle sue trentotto partite di campionato, ben nove volte.

Terminata questa prima fase di otto partite di campionato, nelle quali i rossoblù hanno patito una sola sconfitta e con la classifica che li vede a tre punti dalla vetta, inizia una fase declinante per il Cagliari, che incassa tre sconfitte consecutive. La seconda delle quali convince addirittura il presidente Cellino, forse un po’ troppo frettolosamente, ad esonerare il tecnico, nonostante una posizione in graduatoria abbastanza tranquilla, anche se la classifica corta può fare cambiare molte posizioni giornata per giornata a seconda della positività o meno del risultato.

Il posto di Ficcadenti viene preso da Ballardini, di rientro in rossoblù dopo l’esaltante salvezza conseguita nella stagione 2007-08. Con lui in panchina il Cagliari ottiene risultati abbastanza contradditori e non riesce ad avere una continuità di rendimento, conseguendo spesso risultati sorprendenti sia in senso positivo che in senso negativo.

Il mercato di gennaio registra il ritorno di Dessena dalla Sampdoria e l’ingaggio di un altro straniero, l’attaccante cileno Pinilla, proveniente dal Palermo, che si rivelerà un acquisto azzeccato per questa stagione.

Dopo quattro risultati positivi consecutivi conseguiti nel mese di febbraio e un tranquillo nono posto in classifica, i rossoblù perdono tre gare di fila. La prima di queste è in casa e contro un Lecce in piena zona retrocessione e le altre due in due consecutive trasferte che il calendario propinava ai rossoblù, pesanti nello scarto, di tre reti in entrambi i casi e anche nel punteggio in quella che sarà l’ultima di Ballardini. Perché sul campo del Napoli si perde con il punteggio di 6-3 e il presidente Cellino, con il Cagliari nuovamente in zona retrocessione, lo esonera per richiamare Ficcadenti. Il quale non riuscirà a dare una grande sterzata al rendimento del Cagliari, tendente al ribasso, ma comunque condurrà la squadra alla conferma della categoria, anche perché quello che sarà il terzetto delle retrocesse, composto dal Lecce, dal neopromosso Novara e dal Cesena, si dimostrerà di livello nettamente inferiore rispetto alla concorrenza.

Il finale di campionato del Cagliari merita di essere ricordato anche per una particolarità, relativa allo stadio. L’impianto che dal 1970 ospita i rossoblù versa, oramai, in pessime condizioni, a causa della negligenza nelle manutenzioni dovuta alla diatriba tra la società e il Comune avente come oggetto il responsabile di tali incombenze. Sta di fatto che, dopo ripetuti avvertimenti in tal senso, il presidente Cellino, all’indomani della vittoriosa gara contro l’Atalanta della 30ma giornata e con alle viste un secondo consecutivo impegno interno, decide di mettere in pratica il suo proposito di fare giocare il Cagliari in un altro stadio e la scelta, probabilmente anche in maniera provocatoria, cade su Trieste, città che in Italia è geograficamente agli antipodi rispetto a Cagliari. Con gli abbonati che vengono rimborsati per le gare non godute.

Per quanto riguarda la restante storia del campionato, si registra il ritorno al successo della Juventus, che si aggiudica lo scudetto, il suo ventottesimo, dopo otto stagioni, una delle quali trascorsa in Serie B. Accompagnata alla vittoria del campionato, c’è il nuovo primato per l’imbattibilità nei campionati a venti squadre. Trentotto giornate di campionato senza nessuna sconfitta, impresa riuscita solo al Perugia per i campionati a sedici squadre e al Milan in quelli a diciotto. C’è da dire che il primato della Juventus è stato comunque in discussione per tutto il campionato in quanto la notevole tendenza al pareggio della squadra che poi si sarebbe laureata Campione d’Italia, le ha impedito di prendere il largo in classifica. Infatti la Juventus è stata, insieme al Catania, anche la squadra che più di tutte ha pareggiato in campionato e il grande equilibrio di questo campionato ha consentito a svariate squadre di affacciarsi nei quartieri alti della classifica. Come, ad esempio, la Lazio ma anche l’ottima Udinese, che finirà terza in classifica e che, nel girone di andata, ha avuto l’occasione di stare in testa alla classifica, in una giornata, addirittura da sola. Ma soprattutto il Milan campione in carica che, partito a rilento, affiancava in testa la Juventus nelle due giornate a cavallo tra la fine del 2011 e l’inizio dell’anno successivo per poi addirittura scavalcarla alla 23ma giornata tenendo la testa della classifica per nove giornate di fila, anche se il primo posto in questa circostanza del Milan era dovuto anche al fatto che la Juventus sì è trovata con partite in meno, non disputate a causa del maltempo.

Comunque, una volta raggiunta la parità di partite per tutti, a partire dalla 27ma giornata, è sempre il Milan a condurre raggiungendo un massimo vantaggio di quattro punti. La giornata decisiva è la 31ma, quando il Milan, sconfitto clamorosamente in casa ad opera di una Fiorentina posizionata nelle retrovie della classifica, viene scavalcato definitivamente da una Juventus vincente a Palermo. Il duello tra le due squadre, tuttavia, rimane interessante e incerto fino all’ultimo perché il Milan non molla la presa e si porta un punto sotto i rivali a centottanta minuti dal termine del campionato. La giornata che mette la parola fine alla lotta per lo scudetto è la penultima. L’Inter si toglie lo sfizio di sgambettare la concittadina sconfiggendo 1-0 il Milan e dando così via libera alla Juventus, vincente a Trieste sul Cagliari. L’accelerata del duo di testa nella parte finale del campionato, contrariamente a quanto accaduto nella prima, fa sì che la concorrenza non riesca a tenere il ritmo e alla fine tra la seconda classificata e la terza lo scarto è di ben sedici punti.

Come detto, è stata decisamente meno combattuta la lotta per non retrocedere con il Cesena retrocesso matematicamente addirittura a quattro turni dal termine e il Novara due giornate dopo. Rimaneva fino all’ultimo il ballottaggio Genoa-Lecce con, però, il Genoa nettamente avvantaggiato da tre punti in più in classifica e dal fatto di dovere giocare in casa l’ultimo turno, con il Lecce impegnato in trasferta. Ultimo turno che, in tal senso, non riservava sorprese con il Genoa che vince e conferma la categoria a discapito del Lecce, a sua volta sconfitto.

In questo campionato, le prime due in classifica si dividevano i migliori primati con il Milan migliore attacco e la Juventus migliore difesa in assoluto, migliore attacco interno e migliore difesa esterna contrapposta al migliore attacco esterno e la migliore difesa interna del Milan. La Juventus primeggiava per il maggiore numero di vittorie interne, insieme alla sorprendente Udinese e il Milan per quelle esterne.

Per quanto riguarda i primati negativi, in buona parte ottenuti dal Cesena, ultimo in classifica, si distingueva in negativo il Genoa come peggiore difesa sia in assoluto che in trasferta e il Palermo come peggiore retroguardia in casa. Lo stesso Genoa è stata la squadra più sconfitta in trasferta e Lecce e Cesena (squadra, questa con il peggiore attacco e il peggiore rendimento sia interno che esterno, in quest’ultimo caso a pari demerito con Genoa e Novara) quelle più battute in casa.

Tutte le squadre sono riuscite a ottenere almeno un successo esterno mentre il Cagliari si distingueva per il massimo stagionale di pareggi casalinghi, otto come il Novara.

Per i rossoblù, che sono stati, insieme a Juventus e Napoli, la squadra che ha utilizzato meno calciatori, primatista di presenze sarà Ibarbo, sceso in campo in tutte le trentotto partite di campionato con Pinilla miglior realizzatore con otto reti all’attivo.