La storia del Cagliari
Tutta la cronistoria rossoblù, partita per partita
2010/11
Campionato Serie A
La conclusione in netto calo della stagione precedente, con la squadra che pareva vuota di motivazioni, convince la dirigenza rossoblù a numerose variazioni nella rosa. In primis per quanto riguarda il nuovo allenatore. L’ottimo biennio di Allegri nel Cagliari lo porta ad occupare una delle più prestigiose panchine italiane, quella del Milan. E per prendere il suo posto il presidente Cellino chiama, ancora una volta, un ex calciatore del Cagliari, scevro anch’egli da esperienze di allenatore in A. Il prescelto è Bisoli, sei stagioni come calciatore in rossoblù, reduce, come allenatore, da due consecutive promozioni con il Cesena, portato dalla Lega Pro alla Serie A.

Le variazioni nella rosa riguardano, per quanto concerne le partenze, quelle di Barone, che rimane svincolato, di Dessena, che passa alla Sampdoria, di Jeda,che va al Lecce, di Larrivey, che va in prestito in Argentina, di Lupatelli, che va al Bologna, di Marzoratti, che ritorna in B all’Empoli, squadra da cui proveniva, e infine di Vigorito e di Verachi che vanno entrambi in Seconda Divisione Lega Pro, rispettivamente alla Carrarese e al San Marino. Non è più tra i rossoblù nemmeno Lopez, che ha chiuso la propria attività agonistica di calciatore.

Riguardo gli arrivi, ben tre provengono dalla stessa squadra, di Serie B, cioè Laner, Pelizzoli e Perico che arrivano dall’Albinoleffe. Così come arriva dalla Serie B, per l’esattezza dal Modena, Pinardi, la cui presenza in rossoblù sarà di breve durata, visto che al mercato di riparazione di gennaio tornerà nella categoria di provenienza, al Novara, insieme a Parola, con quest’ultimo mai sceso in campo. Saranno entrambi protagonisti di una storica promozione della squadra piemontese. Sarà di breve durata anche il rientro di Sivakov dal prestito a Piacenza. Giusto il tempo di racimolare due presenze in campionato, prima di partire all’estero nella sessione invernale del calciomercato. Della rosa rossoblù fa parte anche Marchetti, reduce dall’esperienza con la Nazionale ai Mondiali in Sudafrica. In realtà, a causa del rilascio di un’intervista in estate non gradita a Cellino, viene clamorosamente relegato al ruolo di terzo portiere decretando così il lancio in prima squadra di Agazzi, secondo di Marchetti un anno prima. Agazzi, pur non demeritando, non si rivelerà a livello di Marchetti e questo imprevisto, dal punto di vista tecnico, non gioverà al Cagliari. L’ultimo arrivo, quello più importante, è in realtà un ritorno. Quello di Acquafresca, dopo la negativa annata precedente con le maglie di Atalanta e Genoa.

La partenza in campionato è abbastanza positiva. Dopo il pari a reti bianche nell’esordio a Palermo, arriva una roboante vittoria con il punteggio di 5-1 nell’esordio casalingo, a danno di un avversario di prestigio, cioè la Roma. Una vittoria che mancava da febbraio e da quattordici partite. Quindi altri due pareggi, sempre a reti bianche che fanno arrivare il Cagliari alla vigilia dell’impegno della quinta di campionato senza sconfitte, migliore prestazione in tal senso dal 1979/80 in Serie A, e addirittura, per qualche ora, visto che si trattava di un posticipo, con la soddisfazione di essere l’unica squadra imbattuta del campionato. Per giunta guardando dall’alto in basso l’avversario di assoluto prestigio nel cui campo doveva giocare, cioè la Juventus. Che si impone con il punteggio di 4-2 infliggendo ai rossoblù la prima sconfitta stagionale e dando l’avvio ad un periodo di difficoltà.

Con annessa anche qualche bega di spogliatoio visto che il tecnico esclude dalle convocazioni per il successivo impegno sul campo del Chievo, chiuso, ancora una volta, con un pareggio per 0-0, Conti e Agostini con l’intento di accantonarli. La cosa rientra subito con la mediazione di Cellino ma il Cagliari rallenta in classifica. E a metà novembre, con il calendario a proporre due impegni casalinghi consecutivi che potevano rilanciare in classifica il Cagliari, ma che invece vedono in entrambi i casi i rossoblù sconfitti, il presidente Cellino, con la squadra penultima in classifica, decide per il cambio alla guida tecnica.

Al posto di Bisoli arriva Donadoni, reduce da un esonero la stagione precedente nel Napoli. La partenza con il nuovo tecnico è bruciante, si parte con una vittoria esterna a Brescia, bissata il turno successivo in casa a danno del Lecce. Salta agli occhi il fatto che la tendenza al pareggio della gestione Bisoli (cinque in dodici partite) viene nettamente invertita. Nelle prime quindici partite con il nuovo tecnico, il Cagliari non pareggia mai e nelle ventisei gare complessive con Donadoni allenatore, i pareggi saranno soltanto tre.

Nella prima parte di campionato è grande protagonista Matri. Che realizza undici reti nelle prime ventidue giornate di campionato, in cui gioca sempre, per una media, quindi, di una rete ogni due gare. Ventiduesima giornata di campionato che cade il 30 di gennaio, a ridosso della scadenza della sessione invernale di calciomercato, con il Cagliari che sconfigge 2-1 il Bari grazie proprio a due reti di Matri e classifica che parla di un incoraggiante nono posto. Succede che proprio all’ultimo istante Matri viene ceduto alla Juventus e la cosa, chiaramente, indebolisce il Cagliari.

Anche perché non arriva un attaccante a sostituirlo. I nuovi arrivi del mercato di riparazione sono quelli di Missiroli dalla Reggina, formazione di Serie B e del giovane uruguayano Ceppelini. La beffa della cessione di Matri si visualizza quasi subito, il 5 febbraio la Juventus espugna il Sant’Elia con il punteggio di 3-1 e due reti di Matri.

Per il Cagliari è un periodo di assestamento in classifica, nelle sei giornate tra la 23ma e la 28ma giornata, si tiene sempre lo stesso piazzamento, il nono posto, posizione ideale per tentare un’accelerata nel finale di campionato per un piazzamento di prestigio, anche grazie ad un calendario certamente non impossibile. Invece accade ancora una volta che arriva il crollo finale, con una serie di risultati sconcertanti che palesano ancora una volta il vuoto di ambizioni una volta raggiunta la tranquillità in classifica.

A partire dal rovescio interno della 29ma giornata, sconfitta 4-0 al Sant’Elia per mano dell’Udinese. L’incontro della 27ma contro la Lazio sarà l’ultimo vinto in casa e nelle ultime dieci partite arriva una sola vittoria e svariati risultati assolutamente deludenti, tutti ottenuti con squadre inferiori in classifica e che lottano per non retrocedere. Tipo il pari interno contro il Brescia, la squadra peggiore per numero di punti e reti realizzate in trasferta, quello sul campo di un Lecce che a quattro minuti dal termine aveva due reti di svantaggio nei confronti dei rossoblù, la sconfitta a Catania con un 2-0 maturato nel finale con il Cagliari che, sul punteggio di 0-0, si è addirittura trovato a giocare in 11 contro 10 e un altro 0-2, in casa, contro il Cesena, per un deludente quattordicesimo posto finale.

Riguardo la restante storia del campionato, che non ha visto né squadre senza sconfitte interne, né squadre senza successi esterni, registriamo, per quanto riguarda la vetta della classifica, il termine dell’egemonia dell’Inter che, dopo cinque scudetti consecutivi, deve cedere il passo alla sua concittadina Milan che, guidata in panchina da Allegri, conquista il suo diciottesimo scudetto, raggiungendo come numero di successi proprio l’Inter, riportando una vittoria che mancava dalla stagione 2003/04.

I neocampioni d’Italia costruivano il loro successo con la forza di una difesa rivelatasi la migliore di tutte sia in casa che in trasferta e in virtù di un rendimento esterno nettamente superiore alla concorrenza e ottenevano la certezza matematica del successo senza nemmeno dovere aspettare il risultato dell’Inter, in quanto il pareggio che li rendeva irraggiungibili, ottenuto in una 36ma giornata che decideva anche il terzetto delle retrocesse, veniva ottenuto sul campo della Roma nell’anticipo del sabato, con l’Inter che avrebbe giocato il giorno dopo e che si deve pertanto accontentare del secondo posto, chiudendo a sei punti dalla vetta, nonostante un rendimento interno migliore di tutti.

Il Milan partiva un po’ a rilento e prendeva la testa della classifica per non abbandonarla più già dall’11ma giornata, detronizzando una Lazio che aveva tenuto la vetta della graduatoria ininterrottamente per sei giornate di fila, dalla quinta alla decima, e che si è dovuta accontentare di chiudere al quinto posto, a pari punteggio con un’Udinese dal migliore attacco esterno ma anche con un avvio di campionato fatto di quattro consecutive sconfitte iniziali e dietro al Napoli.

In coda alla classifica, clamoroso tonfo della Sampdoria, reduce dall’ottimo quarto posto della stagione precedente, che retrocede dopo otto campionati consecutivi in Serie A. Ad accomunare nel suo destino la squadra genovese, sono il neopromosso Brescia, condannato dalla matematica una giornata precedente e che ha anche condiviso il primato negativo in fatto di realizzazioni fuori casa e il Bari che, per un singolare coincidenza, toccava per la prima volta l’ultimo posto da solo senza più riuscire ad abbandonarlo proprio nella stessa giornata, l’11ma, in cui il Milan prendeva definitivamente la testa della classifica.

Per il Cagliari scendevano in campo nelle trentotto giornate di campionato un complessivo di ventidue calciatori (nessuna squadra ne ha schierato di meno) con Agazzi a disputare tutte le partite e Matri miglior realizzatore con undici reti all’attivo.

Di assoluto rilievo il fatto che i rossoblù non hanno registrato nessun calciatore espulso e che per vedere un campionato di Serie A con una squadra senza calciatori espulsi bisogna addirittura risalire alla stagione 1990/91 con il Milan senza cartellini rossi in quel campionato. Mentre per vedere un precedente campionato con il Cagliari esente da espulsioni, bisogna risalire alla stagione 1979/80.