La storia del Cagliari
Tutta la cronistoria rossoblù, partita per partita
2019/20
Coppa Italia
Questa edizione di Coppa Italia si svolge nel consolidato formato delle ultime edizioni. Settantotto dunque le formazioni partecipanti, con il loro ingresso scaglionato per meritocrazia nella classifica dei campionati della stagione precedente con quattro turni ad eliminazione diretta e gara unica prima della fase finale con tabellone di tipo tennistico con le otto migliori formazioni di Serie A a dare vita agli ottavi di finale.

Il lotto delle partecipanti prevede, come di consueto, tutte le squadre di Serie A e Serie B a cui si aggiungono ventisette formazioni a rappresentare la Serie C e nove a rappresentare la Serie D. Settantanove complessivamente le partite disputate per un complessivo di duecentocinquantaquattro reti realizzate, ben trentasei in più rispetto all’edizione precedente. Da rilevare, nel novero delle formazioni in lizza, la presenza, oltre al Cagliari, di un’altra formazione sarda. Trattasi del Lanusei, giunto primo a pari merito nel proprio girone di Serie D a cui è mancata la storica promozione alla Serie C solamente dopo uno spareggio.

Lo svolgimento di questa manifestazione, così come accaduto in tutte le discipline sportive del mondo, è stato pesantemente condizionato dalla terribile pandemia, diffusasi in tutto il pianeta, del cosiddetto coronavirus, che ha visto l’interruzione della manifestazione alla vigilia delle gare di ritorno delle semifinali, mettendo in serio dubbio anche il terminarsi della competizione. La quale, invece, è ripresa ed è stata portata a termine non prima di due modifiche regolamentari applicate alle ultime tre partite della manifestazione.

Trattasi del numero delle sostituzioni, eccezionalmente portato da tre a cinque purchè effettuate in un massimo di tre intervalli durante il gioco e della cancellazione dei tempi supplementari in caso di risultato speculare nelle semifinali e in caso di parità in finale con l’esecuzione immediata dei calci di rigore. Opzione che si è effettivamente resa necessaria proprio nella finale per l’assegnazione della Coppa, vista la parità maturata al termine dei novanta minuti di gioco. Oltre queste due regole, si proseguiva la competizione senza la presenza del pubblico allo stadio.

Il Cagliari esordiva nella manifestazione direttamente al terzo turno, alla Sardegna Arena esattamente sette giorni prima del debutto in campionato e otteneva la qualificazione a spese del Chievo per poi eliminare la Sampdoria nel successivo turno, ancora giocato alla Sardegna Arena il 5 dicembre, in un periodo esaltante per la formazione rossoblù, al momento addirittura quarta in campionato.

Il successivo accoppiamento, negli ottavi di finale, con anche due squadre di Serie B in lizza, cioè Cremonese e Perugia a terminare il loro percorso, li vedeva giocarsi il passaggio al turno successivo in casa dell’Inter ma il momento magico dei rossoblù era già svanito e la formazione milanese eliminava dalla competizione senza eccessiva fatica il Cagliari.

La manifestazione si interrompeva a febbraio, alla vigilia, come detto, delle gare di ritorno delle semifinali e vedeva la disputa delle ultime tre partite, tutte pareggiate, a giugno, come prologo alla ripresa del campionato.

Ad aggiudicarsi la Coppa, nella finale giocata a Roma, era il Napoli che prevaleva sulla Juventus ai calci di rigore dopo lo 0-0 maturato nei novanta minuti di gioco.