La storia del Cagliari
Tutta la cronistoria rossoblù, partita per partita
2021/22
Campionato Serie A
Al termine di questa stagione sportiva arriva una retrocessione clamorosa che è da definirsi tale e sconcertante non tanto in quanto avvenuta, ma per le modalità. Per raccontarne l’essenza dobbiamo partire dalla fine, da quanto avvenuto all’ultima giornata. Già decise due delle tre retrocesse, cioè il Genoa penultimo e il neopromosso Venezia ultimo, a contendersi l’unico posto rimasto nella massima categoria rimangono due squadre, cioè il Cagliari, terzultimo e la Salernitana, quartultima con la classifica che vede questi ultimi avvantaggiati di due punti.

Il calendario li vede impegnati contro una squadra dodicesima in classifica che nulla ha da chiedere al campionato cioè l’Udinese, e con, per giunta, il favore del fattore campo. A questo va anche aggiunto il fatto che la Salernitana è in un momento di forma ascendente, nessuna sconfitta nelle ultime sette partite disputate e massimo assoluto incremento in classifica rispetto al girone di andata, ben nove punti in più conquistati nel girone di ritorno, nessuno ha fatto meglio. Di contro il Cagliari, che gioca in casa dell’ultima in classifica, come detto il Venezia, altra squadra certamente senza obiettivi. L’unico vantaggio per i rossoblù è dato dal fatto che un possibile arrivo a pari punti con la Salernitana li premierebbe. Cosa che obbliga la squadra campana a vincere per porsi al riparo da qualsiasi sorpresa e che, per lo stesso motivo, non garantisce niente di certo ai rossoblù nemmeno una vittoria e niente di certo alla Salernitana in caso di pareggio.

In questi casi si dà per scontato che le motivazioni superiori di Salernitana e Cagliari rispetto alle avversarie di turno portino una immancabile vittoria per entrambe, con il Cagliari a retrocedere. Invece accade, incredibilmente, che la Salernitana crolli di schianto al cospetto degli avversari, chiudendo la gara su un umiliante 0-4 di fronte a spalti gremiti di tifosi. Un andamento, insomma, che dava al destino la possibilità di servire su un piatto d’argento la possibilità della conferma della categoria per il Cagliari. Il quale, di risposta a una simile ghiotta opportunità, si comportava in maniera ancora più sconcertante degli antagonisti perchè, alle notizie più che rassicuranti da Salerno, dove, già al 34’, l’Udinese era in vantaggio 2-0, punteggio che obbligava la Salernitana a realizzare tre reti per essere certa della salvezza, contrapponeva una partita insipida e insignificante a Venezia, giocata senza mordente e senza determinazione, con ritmi non già da partita decisiva da giocare alla morte, ma da incontro amichevole estivo. Senza mai cambiare passo, nemmeno dopo l’intervallo, con le notizie da Salerno che raccontavano di un’altra rete dell’Udinese che, per giunta, sbagliava pure un calcio di rigore.

La conclusione di tutto questo, un paradosso calcistico, è che a Salerno, dopo il triplice fischio di Venezia i tifosi di una squadra sconfitta in casa 4-0 in casa festeggiavano una grande impresa sportiva, considerato l’andamento in campionato della squadra campana e la sua straordinaria rimonta, con un punticino di vantaggio in classifica su un Cagliari non andava oltre il nulla di fatto in quanto il Venezia, impegnandosi per quelle che sono le giuste regole di una contesa sportiva, otteneva senza eccessivi sforzi uno 0-0 finale, chiudendo un trittico di partite senza sconfitte dopo un campionato di sofferenza. Per la disperazione dei tifosi rossoblù che hanno seguito e sostenuto con passione ed entusiasmo il Cagliari nel suo difficile momento anche nelle ultime tre trasferte, su campi certamente non proibitivi (Genoa, Salernitana e Venezia le avversarie) dove si sono raccolti due soli punti e realizzata la miseria di una rete.

Per il Cagliari, alla luce di questo finale, ma anche del resto del campionato, giocato su livelli di assoluta mediocrità, è una retrocessione che brucia ma che non si può certo definire immeritata e inattesa, anche ampliando le vedute per quello che è stato l’andamento non solo riferito a questo campionato, ma anche, quantomento, al precedente, al punto da potere definire questo insuccesso come il frutto di uno sciagurato, folle e incredibile disegno autolesionistico, considerato il fatto che in questo campionato, incredibilmente livellato verso il basso come non mai, sarebbe bastato chiudere a quota 31 punti, uno in più di quelli conquistati. Ampliando ancora di più lo sguardo, notiamo che dalla partita Sassuolo-Cagliari della 15ma giornata del campionato 2019/20, pareggiata 2-2 domenica 8 dicembre 2019, con il Cagliari quarto in classifica, è seguito un crollo pressoché verticale che parla di 99 partite disputate con ben 52 sconfitte contrapposte ad appena 18 vittorie e condite da 29 pareggi, numeri da brividi che parlano di una media campionato di circa 30 punti e che si commentano da soli.

In sede di mercato, arrivano dal campionato francese, ma con precedente esperienza nella nostra Serie A, l’olandese Strootman, in prestito dall’Olympique Marsiglia e il brasiliano Dalbert, calciatore del Rennes di proprietà dell’Inter. Con essi l’attaccante senegalese Keita, di proprietà del Monaco, la stagione precedente in prestito alla Sampdoria in Serie A, da cui viene acquistato anche il giovane difensore slovacco Obert, e un altro giovane difensore, Bellanova, di proprietà del Bordeaux, la stagione precedente in prestito al Pescara in Serie B. Altri movimenti riguardano gli arrivi del centrocampista Grassi in prestito dal Parma e del difensore Altare, acquistato dall’Olbia. Rientrano dai prestiti Ceter, compagno di squadra di Bellanova la stagione precedente, Faragò, dal Bologna, Farias, dallo Spezia, Ladinetti, anch’egli dall’Olbia e Oliva, dal Valencia, tutti calciatori non facenti parte del progetto tecnico del Cagliari e che si renderanno protagonisti solo di qualche sporadica comparsata in campo, tra campionato e Coppa Italia, durante la loro permanenza.

Farias e Oliva rescinderanno il contratto con il primo che passerà al Benevento in B e il secondo che andrà in Argentina mentre Faragò e Ladinetti rimarranno sempre di proprietà del Cagliari ma giocheranno rispettivamente in B con il Lecce e ancora ad Olbia. Obert, preso per rinforzare la squadra Primavera, che si renderà protagonista di una splendida stagione terminata alle semifinali scudetto, verrà anche aggregato alla prima squadra riuscendo anche ad esordire in campionato. Con l’obiettivo di rinforzare la difesa, viene ingaggiato lo svincolato uruguayano Caceres, la precedente stagione in forza alla Fiorentina. Per quanto riguarda le cessioni, molte di essere riguardano prestiti. Quella di Simeone che, dopo una presenza in campionato e una in Coppa Italia, andrà al Verona rendendosi protagonista di una grande stagione, e quelle di Tripaldelli, Cerri, Zito Luvumbo, Tramoni e Caligara, tutti in Serie B, rispettivamente alla Spal, al Como (sia Cerri che Zito Luvumbo), al Brescia e all’Ascoli. Rientrano per fine prestito Sottil e Duncan alla Fiorentina, Rugani alla Juventus e Calabresi al Bologna. Il ruolo di secondo portiere, con la partenza di Vicario all’Empoli, anch’egli in prestito e che anch’egli sarà protagonista di un’ottima stagione, viene preso da Radunovic, acquistato dall’Atalanta. Per concludere, Klavan torna in patria e Asamoah rimane svincolato. Immancabile il tormentone estivo visto negli ultimi anni per il rinnovo del contratto del belga Nainggolan il quale, nonostante la volontà di restare in Sardegna, non trova un accordo con la società e torna in patria per giocare nell’Anversa.

Dopo l’avvio della stagione ufficiale con la disputa del primo turno di Coppa Italia, superato a danno del Pisa, arriva l’esordio in campionato, con la novità nell’elaborazione dei calendari data dalla sequenza delle partite del girone di andata diversa da quelle del girone di ritorno, con la squadra agli ordini dello stesso allenatore con la quale si era chiusa la stagione precedente, cioè Semplici. Debutto che avviene alla Sardegna Arena contro lo Spezia e dal quale ci si aspetta una convincente vittoria ma il responso del campo sarà ben diverso perché si pareggia 2-2 in rimonta dopo essere stati sotto 2-0. Le due successive prestazioni, se possibile, sono ancora più scoraggianti. Una pesante sconfitta sul campo del Milan con un 4-1 finale già maturato alla fine del primo tempo e una sconfitta interna al cospetto del Genoa con svolgimento diametralmente opposto rispetto a quanto avvenuto contro lo Spezia, con il Cagliari in vantaggio 2-0 e rimonta dell’avversario che si impone 3-2. Un avvio del campionato che convince il presidente Giulini, forse mai del tutto convinto nella scelta di confermare l’allenatore del finale di stagione scorsa, ad un avvicendamento nella guida tecnica della squadra che passa, così, sotto il comando di Mazzarri, tecnico di esperienza e dalla buona carriera che, tra le altre cose, aveva avuto una fugace esperienza nel Cagliari come calciatore nella stagione 1982/83.

L’esordio, come spesso accade in questi casi, è incoraggiante con i rossoblù brillanti e autoritari che impongono il pareggio sul campo della Lazio, con qualche rimpianto per la mancata vittoria. Ma questa prestazione incoraggiante non avrà seguito, tant’è che già il successivo incontro casalingo contro l’Empoli, l’altra neopromossa, designato come trampolino di lancio per una rimonta in classifica, vedrà un’altra cocente sconfitta che va un po’ a disegnare quello che sarà il campionato del Cagliari, con la squadra costantemente impegnata sui bassifondi della classifica e una quantità di delusioni esponenzialmente superiore alle soddisfazioni. Il successivo incontro casalingo, due settimane dopo, contro il Venezia, dà un’ulteriore identificazione in negativo su quello che sarà il prosieguo della stagione, visto che, nemmeno in questo caso, si vincerà uno scontro diretto, poiché arriva un deludente pareggio. Vittoria, la prima in campionato, che arriva il turno successivo a danno della Sampdoria. Che non serve, neppure in questo caso, a fare decollare la squadra perché seguiranno quattro sconfitte consecutive che faranno immancabilmente precipitare la squadra all’ultimo posto.

Il Cagliari tenta di rialzarsi ma le quattro successive partite frutteranno altrettanti pareggi che, certamente, non danno un sostanziale cambiamento alla classifica. Uno scossone alla stagione lo danno le ultime tre partite del girone di andata. Uno scossone in negativo perché si tratta di tre sconfitte mortificanti. La prima sul campo dell’Inter, che si impone 4-0 in una partita senza storia che si rivela un tiro al bersaglio contro il portiere, che neutralizza anche un calcio di rigore. Identico punteggio che si verifica il turno successivo quando ad imporsi alla Sardegna Arena è l’Udinese, agevolata, in occasione della prima rete, da una clamorosa incertezza di uno dei suoi più esperti uomini, Godin. Un’Udinese che passeggia in campo su un cumulo di macerie, una squadra senz’anima che viene strapazzata senza che si veda la minima reazione o il minimo orgoglio. Il girone di andata, ultimo impegno dell’anno solare 2021, si conclude con un’altra immancabile sconfitta sul campo della Juventus con ultimo posto in classifica evitato solo perché il Covid impedisce lo svolgimento della partita della neopromossa Salernitana, unica squadra a seguire in classifica il Cagliari, che successivamente vincerà la gara di recupero.

In attesa del riavvio del campionato, previsto per il 6 di gennaio, si cerca di correre ai ripari col mercato di riparazione, non prima che Godin e Caceres pagassero per tutti con la messa fuori rosa e la cessione che seguirà di lì a poco con Caceres che andrà in Spagna e Godin in Brasile. Gli altri movimenti riguardano il rientro dai prestiti degli attaccanti Gagliano, era all’Avellino in C, e Zito Luvumbo, che viene aggregato alla squadra Primavera; quindi il prestito del difensore Lovato dall’Atalanta e l’acquisto di un altro difensore, Goldaniga dal Sassuolo e del centrocampista Baselli dal Torino. Fa qualche comparsata in prima squadra anche il greco Kourfalidis, difensore della Primavera.

Dal basso della sua classifica fata di soli dieci punti, di un’unica vittoria in campionato, di una difesa perforata in diciotto delle diciannove partite e di un attacco sterile, il Cagliari tenta una difficile rimonta nel girone di ritorno condizionata anche dalla partenza di Keità per la Coppa d’Africa e dagli infortuni di Nandez, Rog, Strootman e Walukiewicz. E la svolta, nel girone di ritorno, pare esserci, perché parte con due vittorie consecutive e con le prime otto partite, una sola persa, che portano quindici punti, un quantitativo di una volta e mezza superiore a tutti i punti conquistati nel girone di andata e con prestazioni e risultati di rilievo come il pari faticosamente ottenuto alla Sardegna Arena dal Napoli e le vittorie esterne sul campo del Torino ma soprattutto su quello dell’Atalanta, sconfitta per la quarta volta nelle ultime cinque trasferte a Bergamo.

Questi risultati, naturalmente, rinvigoriscono la classifica e si esce momentaneamente dalla zona retrocessione ma la situazione non è comunque tranquilla anche perché ci sono ancora cinque partite rinviate causa covid da recuperare. La poca tranquillità si trasforma in pericolo perché arrivano altre cinque sconfitte consecutive che, naturalmente, mettono il Cagliari nei guai. Una regressione, oltre che nei risultati, anche nelle prestazioni, che riportano il Cagliari indietro ai tempi della fine del girone di andata. Tra le più gravi battute d’arresto, quella sul campo dello Spezia, altro scontro diretto dove gli avversari si impongono nettamente e la sconfitta di Udine, un’altra umiliazione sotto forma di un punteggio di 5-1 che porta un complessivo di 9-1 nelle due partite contro i friulani, primato negativo nella storia in Serie A del Cagliari.

Alla 33ma giornata si ha l’ultimo sorriso in questo disgraziato campionato, per effetto del successo casalingo contro il Sassuolo, che pare il giusto preludio per un finale di campionato in crescendo, anche in vista di un calendario che vede un solo impegno difficile nelle ultime cinque gare, ma che sarà, viceversa, l’inizio del crollo. A partire dalla successiva sconfitta ancora in uno scontro diretto, stavolta sul campo del disperato Genoa, fino a quel momento vincitore di due sole partite, che bissa la vittoria contro il Cagliari del girone di andata, a cui segue un’altra grave sconfitta interna contro il Verona, squadra senza grandi motivazioni di classifica, che vince meritatamente.

Questo risultato, combinato con la successiva vittoria infrasettimanale di recupero della Salernitana, porta i campani, autori di una clamorosa rimonta, a scavalcare il Cagliari che diventa, così, terzultimo e porta anche al tardivo esonero del deludente Mazzarri, mai davvero entrato in sintonia con la squadra e mai apparso davvero di cambiare passo né nei risultati né nelle prestazioni.

Con lo scontro diretto previsto a Salerno la giornata successiva, che sarebbe da vincere a tutti i costi, la squadra viene affidata ad Agostini, tecnico della Primavera protagonista di un grande campionato. Ma contro la lanciatissima squadra campana il massimo che riesce ad ottenere il Cagliari è un pareggio e la situazione diventa, sportivamente parlando, drammatica all’indomani della successiva partita, penultimo impegno di campionato, persa in casa contro l’Inter, lanciatissima anch’essa nell’inseguimento alla capolista Milan nella lotta per lo scudetto, prima dello scellerato epilogo con la mancata vittoria di Venezia.

La restante storia del campionato parla di una lotta per lo scudetto che ha coinvolto soprattutto tre squadre, cioè l’Inter, campione in carica, il concittadino Milan e il Napoli ed è stata avvincente ed equilibrata come non accadeva da diversi anni. Questo perché queste tre formazioni, pur andando ad un passo spedito, incontravano, a turno, qualche battuta d’arresto che, per così dire, rimescolava più volte le carte in tavola dando suspence ed incertezza. La partenza più convincente è quella del Napoli che vince le prime otto partite ma che riesce a stare in solitaria in testa solamente in cinque delle prime tredici giornate, dove perde una sola volta, a testimonianza ulteriore dell’equilibrio in vetta. Ad ogni buon conto, il dominio del Napoli dura per le prime quindici giornate, dove è sempre stato in testa, sette volte delle quali da solo, prima che la sconfitta interna ad opera dell’Atalanta della 16ma giornata lo porti per la prima volta fuori dal primo posto in maniera sostanzialmente definitiva, visto che da quel momento il Napoli toccherà la vetta solamente alla 27ma giornata, peraltro non da solo.

Nella prima parte del campionato si distingue per la sua regolarità il Milan che, pur toccando la testa della classifica da solo esclusivamente alla 16ma giornata, affianca sempre il Napoli in vetta quando questi non riescono a staccarsi mentre l’Inter, partita un po’ a rilento, dà la sua massima accelerata a cavallo tra la fine del girone di andata e l’inizio di quello di ritorno, occupando la vetta in solitaria dalla 17ma alla 24ma in quella che appariva come la fuga buona, visto che in questo lasso di tempo né il Napoli, attardato da troppe incertezze casalinghe, dove verrà sconfitto cinque volte, spesso da avversari non trascendentali, né lo stesso Milan, che incontrava due sorprendenti sconfitte casalinghe con avversari teoricamente inferiori come Sassuolo e Spezia, parevano essere in grado di stare al suo passo. Anche per quello che diceva la classifica, con il massimo vantaggio alla 23ma giornata dell’Inter sulla coppia Milan-Napoli arrivato a quattro punti con, per giunta, una partita da recuperare per la capolista.

Ma alla 24ma, vincendo lo scontro diretto, il Milan avvia la sua rimonta anche grazie al netto rallentamento dell’Inter che, dopo una serie di dieci partite con nove vittorie e un pareggio, avviava una serie di otto partite con due vittorie, quattro pareggi e due sconfitte (una delle quali, anche in questo caso, col Sassuolo in casa) che verrà concretizzata, di fatto, con la inattesa sconfitta nella gara di recupero dell’Inter, sul campo del Bologna, che impediva ai nerazzurri di scavalcare il Milan, in testa già dalla 25ma giornata e sempre in questa posizione fino alla fine del campionato, sempre da solo tranne, come detto, affiancato dal Napoli alla 27ma.

Con questo successo, arrivato dopo undici stagioni, il Milan ottiene il suo 19mo scudetto raggiungendo, per numero di vittorie, la stessa Inter, che si doveva accontentare della vittoria in Coppa Italia e in Supercoppa Italiana, sempre sconfiggendo quella che finirà al quarto posto in classifica, alle spalle del Napoli, cioè la Juventus, E sarà questo quartetto a rappresentare l’Italia nella prossima stagione europea nella massima competizione, la Champions League con le due romane, separate da un punto in più conquistato dalla Lazio,a qualificarsi per la Europa League e la Fiorentina, ottima settima, a giocare nella neonata competizione denominata Conference League la cui prima edizione è stata disputata in questa stagione ed ha visto l’affermazione della Roma, un risultato da sottolineare, visto che una Coppa Europea non veniva conquistata da una squadra italiana dalla stagione 2009/10.

Dietro la Fiorentina, l’Atalanta, che perde dopo anni un posto nelle Coppe Europee anche a causa del suo deficitario rendimento casalingo, appena venti punti e una vittoria in diciannove gare contro i trentanove e dodici vittorie delle trasferte. Alle spalle dell’Atalanta, un sestetto di squadre di centroclassifica mai state in grado di andare oltre ma che non hanno mai nemmeno corso concreto rischio di retrocessione, anche a causa della bassissima quota salvezza, che ha coinvolto anche le liguri Sampdoria e Spezia che sono riuscite a spuntarla già a novanta minuti dal termine del campionato, in contemporanea con la matematica certezza della retrocessione per il Genoa a fare compagnia al già condannato Venezia.

Tra i primati stagionali in un campionato dove nessuna squadra ha mantenuto imbattuto il proprio terreno di gioco e dove tutte le squadre hanno vinto almeno una gara esterna, segnaliamo il massimo rendimento esterno per il Milan, dove aveva il migliore attacco e il massimo rendimento interno per l’Inter, primatista sia per reti segnate in assoluto che per reti segnate in casa. Per il Napoli migliore difesa in assoluto e migliore difesa esterna.

Il Cagliari si segnalava in negativo per il minor numero di vittorie interne e in positivo per il maggior incremento di punti nel girone di ritorno rispetto a quello di andata (dieci punti nel girone di andata, venti in quello di ritorno) .

Per il Cagliari sono scesi in campo un complessivo di trentatré calciatori, con Joao Pedro primatista sia per numero di presenze (trentasette) che per numero di reti (tredici)